Bohémien, il settimo video del progetto musicale Belle Époque

Settimo appuntamento questa settimana con Belle Époque, ed il nuovo video estratto dal nuovo progetto musicale e visivo di Emanuele Scataglini: parliamo in questo caso di Bohémien.

LA TRAMA

Emanuele Scataglini ha immaginato di essere un cittadino di Parigi, Messieur Arnould Vanvitell: una sera entra all’Unicorne, un locale di Montmartre e si innamora della ballerina Sophie; assiste allo spettacolo del Grande Rastelli, vede le opere dei grandi, si perde nel vino e nel gioco. La Ville Lumiere lo consuma e al contempo lo fa sentire vivo.

ALCUNE DOMANDE AI PROTAGONISTI:

EMANUELE SCATAGLINI:

Bohémien è la canzone più malinconica del disco; non penso sia una canzone pessimista, piuttosto è un brano che descrive lo stato d’animo dei bohémien, spesso caratterizzato dal mal di vivere. Questa canzone prende spunto dallo stile di alcuni cantautori che cantano temi struggenti, mi sono ispirato ad Amico Fragile di De Andrè, alla Canzone di Notte di Guccini e a Nobody Home di Roger Waters.

La melanconia è un sentimento molto presente nella letteratura francese simbolista, in Baudelaire, Verlaine e Rimbaud il brano trae origine da questo mondo poetico. Inoltre la melanconia questa forma di “spleen”, per dirla alla Baudelaire, ha una tua tradizione antica.

Nel Rinascimento, Marsilio Ficino lega questo sentimento alle influenze di Saturno. Anche Pascal descrive nei suoi pensieri i tipi melanconici: “C’è in loro un istinto segreto che li porta a cercare fuori di sé la distrazione e l’occupazione, istinto derivante dal sentimento delle loro continue miserie.”

La canzone Bohémien racconta la storia di un uomo che vive una sensazione di tristezza, esiliato dalla vita e che ha cercato il divertimento nei Paradisi artificiali, nel vino o nei piaceri dei sensi. Il video è pieno di riferimenti al mondo del sogno: la maschera, il manichino. Questo brano racconta come i bohémien spesso ricorressero la felicità nei piaceri notturni, per sfuggire agli stereotipi della vita borghese.

Anche in questa canzone, come in molte parti del disco Belle Époque, c’è il confronto della vita quotidiana con il mondo dell’arte. Nel ritornello si parla delle bellissime statue del Louvre che dall’alto osservano gli uomini e che li guarderanno ancora passeggiare per secoli per andare ad ammirare i grandi capolavori che il museo conserva. Le statue ci guardano un po’ stupide: loro sono indifferenti alla nostra sofferenza, come divinità della civiltà contemporanea.

Il video ha dei riferimenti all’estetica gotica ad esempio in una inquadratura Barbara Rosenberg tiene tra le mani la carta dei tarocchi con la luna nera che deriva dalla Persefone Lunare di Plutarco, regina delle anime dannate.

Per ciò che concerne la vita notturna, durante La Belle Époque, nasce il desiderio della novità: la vita si svolge frenetica nella Ville Lumière e i Parigini vogliono ogni sera nuove sensazioni.

È forte il senso del macabro come al caffè Grand Guignol dove le bevande vengono servite in recipienti che ricordano antiche bare e dove l’arredamento si avvicina a quello di una catacomba. Anche il menù è molto originale. Si serve la zuppa dei demoni o la carne sanguinolenta o il dolce dei sadici.

In questi locali si esibiscono molti artisti famosi, come Oscar Méténier, Aristide Bruant, artisti che raccontano la Parigi dell’epoca con forte ironia, naturalmente gli spettacoli si tengono anche corredati da una buona dose di erotismo. André de Lorde elabora un teatro ricco di elementi drammatici, oggi diremmo con un termine mutuato dall’inglese, un po’ splatter. Rodolphe Salis è un altro importante rappresentante della vita notturna parigina, artista non molto fortunato decide di aprire un suo cabaret.

Si racconta che durante i lavori di ristrutturazione sia comparso nel cabaret un gatto nero che aveva trovato rifugio dentro il locale. I gatti neri all’epoca della Rivoluzione francese erano spesso simboli della Libertà degli uomini, non avevano quella caratteristica negativa che spesso noi gli associamo ed è questo il senso con cui Rudolphe creò il suo locale, Le Chat Noir, in cui si tenevano degli spettacoli divertenti.

Viene fondata anche una rivista con lo stesso nome a cui partecipano i più importanti artisti della capitale; non vengono nemmeno pagati perché partecipare con il proprio testo alla rivista è considerato un onore: era nata la collaborazione non retribuita. La canzone e il video vuole essere un omaggio al mondo magico degli antichi cabaret, nel finale io suono il piano che era lo strumento principe dei locali come lo Chat Noir.

BARBARA ROSENBERG:

– Barbara, Parigi è la protagonista di questo album, in tutte le canzoni, infatti, sembra comparire più come personaggio reale che come luogo di ambientazione della storia…

Certo, la Ville Lumiere ha una sua personalità, è viva, non è solo la città dove i personaggi di Belle Époque si muovono. Per questo appare con forza in tutte le canzoni, la Parigi dei cabaret, dei tavoli da gioco, degli artisti, dei bohémiens, degli ubriachi e dei circensi, delle amanti e delle ballerine…

Nessun’altra città come Parigi ha fatto sognare e innamorare. Nei primi anni del ‘900, era infatti, considerata la città dei grandi amori e nei suoi viali illuminati si consumavano passioni segrete, come quella tra Amedeo Modigliani e Anna Achmatova.

Nel 1910 la Achmatova, appena ventenne, era a Parigi in viaggio di nozze con il suo primo marito, il poeta Gumilev. Modì era ancora un pittore sconosciuto e poverissimo e l’incontro tra i due fu breve e intenso.

“Quando c’era la pioggia” scrive la poetessa nei suoi diari, “Modigliani camminava con un enorme ombrello nero molto vecchio. Talvolta sedevamo sotto questo ombrello su una panchina del giardino del Lussemburgo, pioveva, una calda pioggia estiva, vicino sonnecchiava le vieux palais à l’italienne, e noi a due voci recitavamo Verlaine, che conoscevamo bene a memoria, ed eravamo felici di ricordare le stesse poesie. Modigliani amava di notte errare per Parigi e spesso, ascoltando i suoi passi nel silenzio assonnato della via, mi avvicinavo alla finestra e, attraverso la gelosia, seguivo la sua ombra, che indugiava sotto le mie finestre”.

Dopo un anno, i due amanti non si videro più, ma a ricordare questi incontri rimasero diversi ritratti di Anna appesi nello studio di Modigliani.

– Quindi, si può dire che Parigi fornì l’atmosfera e partecipò a questi amori, come il legame folle e intenso tra Camille Claudel e Rodin, che viene raccontato in un’altra canzone di Belle Époque?!…

Certo, Parigi partecipa con la sua intensità a tutta questa arte e a questi incontri, siano essi amorosi, come quelli citati, che di amicizia e contaminazione artistica. Ai tavolini dei caffè trovavi in quegli anni letterati, pittori, poeti e musicisti… e a Parigi sono nate correnti letterarie come il surrealismo ed il simbolismo.

HANNO PARTECIPATO AL PROGETTO

Gabriella Favaro, Simona Daniele, Mitia Maccaferri, Renato Spadari, Marta Pistocchi, Stefano Sergeant, Valentina Sgarbossa, Barbara Rosenberg, Andrea Brunetto, Erica Meucci, Andrea Ferrari, Alice Brizzi, Gabriele Reboni.