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Jonathan Bidzogo, dalla provincia controcorrente [L’INTERVISTA]

Un mondo che sfugge. Velocità, vacuità… Ma non per Jonathan Bidzogo, artista contemporaneo che ama scavare a fondo e vivere in profondità. In uscita con un album raffinato, che vi invitiamo ad ascoltare con attenzione. Un artista che sa unire musicalità del passato cantautorale italiano a nuovi spunti, e che traccia un filo coerente che è la sua musica, intima e personale.

Nel mare di uscite e pubblicazioni musicali, quasi tutte uguali, quasi tutte indie, quasi tutte dettate dal music business, Jonathan decide di ingranare la retromarcia e procedere controcorrente, regalandoci momenti di riflessione… Ascoltiamo cosa ci ha detto:

– Ciao, Jonathan benvenuto sul nostro magazine, parlaci di questo progetto da solista. Come nasce?

Il progetto da solista nasce nel 2017 quando decido di iniziare a scrivere canzoni che raccontassero di me e del contesto che mi circondava. Nasce partendo dall’idea che ogni canzone dovesse descrivere in maniera più personale possibile delle situazioni o delle sensazioni che vivevo. Dopo di che è sorta l’esigenza di parlare anche di altre vite e altri contesti per sottolineare il legame che esiste tra il nostro mondo e quello degli altri. Così tra il 2018 e il 2019 è nato “Il mio mondo è tutto” che è il primo progetto solista che propongo.

– Quali artisti hai ascoltato in passato, e quali ascolti attualmente?

Gli artisti del passato che più mi hanno influenzato, se dovessi limitarmi ad un ristretto gruppo, sono i grandi cantautori della nostra musica (Dalla, De Andrè, De Gregori, Gaber per esempio), mentre per quanto riguarda l’adolescenza direi Bob Marley, Jimi Hendrix e i Led Zeppelin. Al momento sto approfondendo gli ascolti dei classici, ma ascoltando anche il cantautorato contemporaneo italiano (Iosonouncane, Giovanni Truppi, Maria Antonietta), e allo stesso tempo sto  iniziando ad ascoltare i gruppi italiani rock/punk degli anni ’80 e ’90, Afterhours, Marlene Kuntz e CCCP/CSI, mai davvero approfonditi.

– Ti hanno influenzato?

I classici sicuramente mi hanno influenzato pesantemente, anche se cerco sempre di creare musica che non si avvicini troppo ai modelli già utilizzati da altri artisti, per quanto questo possa essere possibile.

– Viviamo in un mondo molto superficiale, dominato dai social e da tutto ciò che è voluttuoso e sfuggevole. Dove il film più visto è quello della Ferragni, ed il libro più venduto quello della De Lellis… Tu cosa ne pensi di questa deriva culturale?

Domanda importante, senza voler dare giudizi imperativi io credo che la crisi in cui siamo immersi è una crisi soprattutto di stimoli. La sensazione che ho io è che la maggioranza delle persone sia distratta, svuotata della voglia di avvicinarsi a qualcosa che la costringerebbe a fare uno sforzo, perlopiù se questo dovesse essere costante, nel conoscere qualcosa distante da sé. Quindi se la scelta è tra una cosa nota e rassicurante o una cosa non immediatamente riconoscibile la prima opzione sarà quella più gettonata. Inoltre ritengo che un altro elemento di influenza sia il contesto in cui siamo inseriti, contesto che sponsorizza perlopiù la spensieratezza e la superficialità rispetto alla riflessione e l’importanza della cultura, intesa come insieme di conoscenza che aiuta a capire se stessi e la realtà che ci circonda.

– Come fa un artista come te, introspettivo e profondo, ad entrare in questo mercato destinato al vuoto cosmico? Quale pubblico puoi intercettare?

Spero di poter intercettare, con i mezzi che ho, tutti coloro che sono interessati ad ascoltare un ragazzo di provincia che sta cercando di esprimere quello che si vive qui, non fermandosi a questo aspetto, ma facendo uno sforzo per unire tutte le province, oltre che geografiche umane (le periferie della società), e lanciare il messaggio che individualmente ogni persona non è altro che un progetto dimenticato nel cassetto; unita agli altri invece si realizza e fa realizzare. Spero che possa esserci spazio nel mercato musicale per riflessioni di questo genere, se dovesse esserci dovrò andare a prendermelo.

– Come consideri il successo? E quali sono i tuoi obiettivi?

Non ho idea di cosa possa essere il successo musicale, immagino che possa arrivare quando la musica di un artista diventa di qualcun altro creando così un legame che non si limita al suono ma include le esistenze, le aspettative. Potrebbe essere anche la possibilità di vivere solo facendo musica, probabilmente è una via di mezzo tra queste due prospettive.

– Raccontaci qualche aneddoto su questo album.

D’accordo, ve ne racconterò due. L.V è ispirata dalla canzone “Pesci” di Maria Antonietta, ma non per vicinanza al senso della canzone, solo per una frase nel ritornello “Non mi piace quando parli quindi resta zitta”. Mi canticchiavo il ritornello in testa e mi è scattata l’idea che questa frase potesse parlare di una donna che non fosse apprezzata per quello che pensava ma solo per come appariva, condizione nella quale credo siano imprigionate molte donne. Bene, decisi di mandarle il mio pezzo, una volta che era stato masterizzato, lei mi rispose che l’avrebbe ascoltato ma poi non ho più ricevuto notizie. Spero che questo messaggio le possa arrivare per provare a farglielo ascoltare. E poi vi parlerei della copertina: è stato divertente vedere come le persone reagissero al fatto che un ragazzo come me facesse delle foto nel centro di Lodi, città in cui raramente si vedono cose di questo genere E’ una foto che oltre a mostrare me, mostra sotto traccia anche la natura della mia città: riservata e pacata, sicuramente troppo…

M. De Carlo & Redazione