LA NIÑA: Eden [Recensione]

Il 12 febbraio è uscito “Eden”, l’ep di debutto de LA NIÑA, sotto Sony Music Italy. La cantautrice si racconta in tutta la sua implacabile napoletanità e ci porta fra i vicoli stretti del centro storico di Napoli, di fronte alle distese cerulee che lo circondano, per poi finire nei mondi sconfinati della mitologia classica, in cui assai labile è il confine fra inganno e verità, fra giustizia e vendetta. La cantante appare sulla copertina avvolta da un serpente di cristallo, cui Freud guardava come il simbolo del potere maschile, mentre schiaccia con un piede un teschio, altrettanto friabile, come se quella forza feroce ed ostinata che la tiene ferma volesse prontamente ed orgogliosamente depotenziarla, sotto il Vesuvio fumante.

Il brano d’apertura, “Cient’anne”, è un’ode avant pop, in cui LA NIÑA lascia parlare i rimorsi, le attese vane, le cornette lasciate al silenzio, i libri mai aperti, e ci ricorda quanto preziosa sia la nostra vulnerabilità perché è attraverso essa che nasce la nostra disobbedienza e riusciamo a costruire ciò che realmente desideriamo. Su questa scia, arriva “00:00” con il suo beat ossessivo ed incalzante che rimarca un mal di vivere insopprimibile, che si manifesta attraverso nuvole di fumo e fiato corto, l’evocazione e lo scetticismo vacillante. Segue “’Na cosa sola”, che vede LA NIÑA, sospesa fra trip hop e darkwave, indossare la sua armatura migliore, affilare i suoi artigli e lacerare i suoi demoni, rivelandone l’incapacità di mettere a tacere il suo bisogno d’amore (“’E piede vanno annanze ‘o core, guarda areto”).

“Lassame sta”, posta successivamente quasi come un ossimoro, mostra una donna che, smarrita, aspira a raggiungere uno stato di autonomia emotiva che rasenta l’apatia per proteggere se stessa (Tengo ‘o core vacante, ma se vuoi prenderlo, te lasse fa’, je te lasse fa’, e una volta che hai finito puoi anche spegnerlo).
L’urban lascia ben presto spazio a “Fortuna”, traccia acustica, nata dal racconto di una donna che ha attraversato il Mediterraneo alla ricerca di un porto sicuro: seduta su uno scoglio,  LA NIÑA è una sirena e canta le paure ed i segreti che vengono affidati ad un mare che è passato dall’essere una culla di lettere d’amore all’essere un campo minato, in cui sognare è vietato e vivere è un privilegio.

A chiudere l’ep è “Storia di Afrodite”: la dea della bellezza e della fertilità è una “quartierana” a tutti gli effetti che si vendica del suo stupratore, privandolo dei suoi organi genitali, e porta a compimento quel processo di auto riconoscimento ed autodeterminazione che rende le donne libere.
“Eden” è esattamente questo: è il manifesto di una donna consapevole, che, raccontandosi fra sperimentazione e folklore, creazione e dissoluzione, rifugge da ogni forma di controllo ed è destinata a raggiungere un pubblico sempre più ampio.

Vincenzo Parretta