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Pol Paxx, un viaggio nell’universo musicale dagli anni ’70 ad oggi

Per la nostra rubrica GENERATION, che vuole esplorare le più diverse anime della musica, abbiamo incontrato oggi Pol Paxx, storico Rocker del panorama underground italiano. Songwriter, bassista, chitarrista e vocalist, ha militato in diverse band a partire dagli anni 70, vivendo momenti di notorietà alla fine degli 80 con il power trio dei Macho Camacho, che giunsero a calcare i palchi della Rai TV. Un excursus tra passato e presente, molto interessante per comprendere la musica di ieri e di oggi… Dall’analogico al digitale 2.0…

– Pol Paxx, quali sono le origini di questo nuovo progetto e perché questo nome?
Fino ad oggi ho espresso la mia musica all’interno di garages bands del panorama indie. Questo mi ha permesso di interagire con musicisti che mi hanno dato molto in termini di scambi di idee e sviluppi di nuove sonorità, collaborando per arrivare ad un risultato comune che rappresentasse l’essenza stessa della band. Ora sento che è giunto il momento di dare libero sfogo alla mia creatività, avendo me stesso come unico interlocutore. Questo mi permette di scavare dentro la mia anima artistica, per darmi le risposte che ancora mi mancavano.
Il nome Pol Paxx è un’abbreviazione del mio vero nome ma anche un modo per identificare il mio indirizzo musicale, che è quello della cultura rock di derivazione anglo americana.

– Ascoltando il nuovo singolo non si può non pensare al rock anni 70, secondo Pol Paxx è un genere che può ancora esprimere qualcosa di nuovo o un tuffo nei ricordi, e nel revival?
Gli anni settanta rappresentano per la musica un periodo di grande fermento culturale e sociale che non ha eguali nella storia. In quel decennio vennero esplorate tutte le potenzialità del pop rock, facendo seguito alla rivoluzione musicale degli anni 60 che sancì la rottura col passato. Mantenermi sintonizzato con quel periodo che ho vissuto appieno, mi permette di esprimere la mia vera anima musicale e creare qualcosa di nuovo attingendo ad un passato ancora vivo.

– Cosa vuol dire fare musica oggi, nell’universo digitale e 2.0, per un artista che ha vissuto il periodo d’oro della musica in chiave “analogica”?
Io amo tutte le forme di musica, a 360°, dalla classica alla trap. Sono convinto che in ogni espressione musicale si trovi il buono e il cattivo, l’eccellenza e la mediocrità ed oggi tutto ciò lo si trova a portata di smartphone. Fare musica in questi anni digitali è più semplice, perché la tecnologia aiuta ad esprimere meglio e più velocemente ciò che si vuole comunicare. I social sono una buona cosa perché permettono ad ognuno di crearsi il proprio spazio ma allo stesso tempo è più difficile farsi notare, si rischia di perdersi nell’oceano digitale e venirne travolti, che poi è ciò che accade alla maggior parte degli artisti. Ciò può essere visto positivamente perché fa grande selezione, anche se rischia di abbassare la qualità artistica, perché non tutti sono musicalmente preparati.  Ma va bene, questa è la democrazia di internet.

– Si è appena concluso il Festival di Sanremo, un parere di Pol Paxx sulla kermesse canora per eccellenza?

Nel bene e nel male Sanremo rappresenta l’Italia con tutte le sue contraddizioni ed è l’evento musicale che fa più ascolti in televisione. Può piacere o no ma non si può fare a meno di esserne coinvolti. Io lo vedo come una sorta di tornado, senti che sta arrivando, tutti ne parlano ma nessuno lo guarda e dopo che è passato non se ne parla più ma lascia qualche strascico dietro di se, qualche nuovo artista che prima non c’era e qualche canzone che resterà per sempre.

– Sempre restando in tema sanremese, tanto si è parlato di donne – un passo indietro o un passo avanti. Pol Paxx nel suo video Bad Woman le donne sono protagoniste assolute, cosa ci vuol dire a tal proposito?
Io penso che le donne rappresentino la colonna portante della nostra società. Il mio impegno, come uomo, come marito, padre e nonno, è quello di sensibilizzare le persone riguardo la violenza sulle donne. Non sopporto che le donne subiscano la violenza fisica, è aberrante che ci siano uomini che uccidono, picchiano o maltrattano le proprie compagne, che ci siano culture che ancora reprimono l’emancipazione femminile. Allo stesso modo non accetto la violenza psicologica, perché è un modo subdolo con cui molti uomini (e governi) gestiscono il loro rapporto con la donna e che ha conseguenze terribili su chi la subisce. Vorrei che tutti, donne e uomini, si ribellassero a questo, come fanno simbolicamente le Stone Angels nel video di Bad Woman.

– Cosa dobbiamo aspettarci da Pol Paxx subito dopo Bad Woman?
Continuerò a scrivere e pubblicare canzoni guardandomi intorno, affrontando temi sociali e culturali che mi coinvolgono emotivamente, trasformandoli in musica. Quando ho deciso di avviare il mio progetto solista ho tracciato il solco, che è il sound del rock anni 70, e su quello intendo proseguire. Del resto si dice che il rock è roba da anziani e io ho superato i 60, quindi sono perfettamente in target.